Dipinti e Poesie

sabato 17 gennaio 2026

Monferrato in vetro

Valutazione critica L’opera si presenta come un acrilico applicato su un supporto non convenzionale, la damigiana, scelta che introduce fin da subito un elemento di dialogo tra pittura e oggetto d’uso. Il contenitore non è semplice supporto, ma parte integrante del linguaggio espressivo: la volumetria curva obbliga il segno pittorico a una lettura circolare e continua, senza un vero fronte privilegiato. Dal punto di vista iconografico, il tema floreale (papaveri rossi, fiori bianchi e vegetazione spontanea) richiama un immaginario agreste e naturale, quasi primitivo, in contrasto con l’oggetto industriale. Questo contrasto è uno dei punti di forza del lavoro: la natura “riconquista” un recipiente nato per contenere e conservare, trasformandolo in presenza decorativa e narrativa. Sul piano cromatico, il rosso dei fiori emerge con decisione sul fondo verde, creando un efficace rapporto di complementarità. L’azzurro-grigio del collo della damigiana alleggerisce la composizione e introduce una zona di respiro visivo, quasi atmosferica. Il colore è steso in modo diretto, gestuale, con pennellate visibili che rinunciano al dettaglio descrittivo a favore di una resa espressiva e immediata. Dal punto di vista stilistico, l’opera si colloca in un ambito naïf-espressionista: la semplificazione delle forme, la libertà del segno e l’assenza di una prospettiva rigorosa privilegiano l’impatto emotivo rispetto alla rappresentazione naturalistica. La pittura appare istintiva, ma non casuale, con un equilibrio compositivo che segue la curvatura del supporto. In sintesi, si tratta di un lavoro che valorizza: la sperimentazione del supporto, la forza cromatica, un linguaggio pittorico immediato e sincero. La damigiana dipinta diventa così oggetto artistico autonomo, a metà tra arte decorativa e pittura contemporanea, coerente con una ricerca che guarda alla materia, al gesto e alla memoria rurale reinterpretata in chiave pittorica.

Equilibrio in solitudine

L’acquerello u carta 50 x 70 di Piero Zannol si colloca in una linea figurativa essenziale ma altamente evocativa, dove il soggetto animale diventa pretesto per una riflessione più ampia sul rapporto tra natura, equilibrio e solitudine. Il protagonista – uno stambecco colto in una posizione instabile, sul limite di una roccia – è risolto con una sintesi pittorica matura: pochi segni, calibrati, ma assolutamente funzionali alla resa del carattere. Le corna, trattate con una pennellata nervosa e asciutta, conferiscono forza plastica e identità all’animale, mentre il corpo è costruito per sottrazione, lasciando che siano le trasparenze dell’acqua e della carta a suggerire volume e peso. Lo sfondo, volutamente rarefatto, non descrive ma allude: una sospensione atmosferica che isola il soggetto nello spazio e amplifica il senso di silenzio e di precarietà. È qui che l’opera trova la sua profondità poetica: lo stambecco non è semplice rappresentazione naturalistica, ma simbolo di resistenza, adattamento, solitudine consapevole. Dal punto di vista tecnico, l’opera dimostra una padronanza piena dell’acquerello, linguaggio notoriamente difficile: lavaggi controllati, macchie lasciate libere di espandersi, uso intelligente delle colature e delle perdite di definizione. Nulla appare decorativo o superfluo; ogni intervento è necessario. Si percepisce l’esperienza di un artista che dipinge da anni, con una voce riconoscibile e coerente, capace di coniugare rigore formale e libertà espressiva.
Giudizio critico Tecnica L’acquerello è condotto con padronanza: ottimo controllo delle trasparenze, soprattutto nel vaso e nel piano d’appoggio; uso consapevole delle riserve di bianco per i petali, che restano luminosi senza risultare rigidi; segni neri e verdi ben dosati, che strutturano la composizione senza appesantirla. Il rosso di fondo è una scelta coraggiosa in acquerello: qui funziona perché è vibrante ma non piatto, con leggere variazioni che evitano l’effetto “muro”. È evidente una pratica lunga e meditata della tecnica. Composizione La composizione è classica ma non banale: il vaso centrale ancora l’immagine; i fiori si muovono con un andamento leggermente diagonale che rompe la simmetria; i rami scuri creano un buon contrappunto grafico, quasi calligrafico. Il rapporto figura–sfondo è risolto con equilibrio: il rosso avvolge ma non inghiotte, lasciando respirare il soggetto. Linguaggio espressivo Non è un acquerello descrittivo fine a sé stesso: c’è una tensione espressiva data dal contrasto cromatico (rosso/bianco) e dal segno deciso. Si percepisce un autore che non “copia il reale”, ma lo interpreta, restando riconoscibile senza diventare illustrativo.

Coriandolo in fiore

Valutazione critica – “Coriandole in fiore” Acrilico su tela, 80×80 cm, 2025 – Piero Zannol L’opera si colloca con coerenza nel percorso pittorico di Piero Zannol, confermando una poetica paesaggistica di matrice lirico-espressionista, in cui la natura non è descritta ma evocata attraverso ritmo cromatico, gesto e stratificazione materica. La composizione è costruita su una solida scansione orizzontale: primo piano vibrante e informale, piano intermedio più disteso e un cielo dominante, ampio, quasi teatrale. Il baricentro visivo è spostato leggermente a destra, dove il gruppo arboreo funge da contrappunto strutturale alla vastità atmosferica sovrastante. Questa scelta genera equilibrio senza rigidità e guida lo sguardo con naturalezza. Il cielo è uno degli elementi più riusciti: la pennellata ampia e sovrapposta costruisce una massa nuvolosa dinamica, carica di tensione luminosa. I grigi azzurrati, i bianchi sporchi e i toni freddi sono modulati con sensibilità, evitando l’effetto decorativo e restituendo una sensazione di movimento e profondità. È un cielo “attivo”, che partecipa emotivamente alla scena. Il paesaggio collinare centrale è trattato con maggiore sintesi, quasi come una pausa visiva. Qui Zannol dimostra maturità nel controllo del colore: i gialli e i verdi sono smorzati, mai gridati, e servono da cerniera tra la drammaticità del cielo e l’esuberanza del primo piano. Il titolo “Coriandole in fiore” trova piena corrispondenza nella parte bassa della tela: segni rapidi, spruzzi cromatici e accenti puntiformi creano una vibrazione quasi musicale. Il gesto è libero ma non casuale; la materia è usata come linguaggio espressivo e non come semplice effetto. Qui emerge una sensibilità quasi informale, che arricchisce il paesaggio di una dimensione emotiva e contemporanea.

Acrilico su tela 30x40
Giugno in Val Cerrina

 

La bottega dlla signora Betty

Copertina dell'omonimo libro di Roberto Anselmi
aquerello su carta 38x50